Capitolo uno – La passione per la scrittura

28/01/2013 § 3 commenti

La scrittura è stata la mia passione, da sempre.

Ricordo che alle scuole elementari, durante le ore di ricreazione, scrivevo delle brevi notizie e poi, verso la fine della pausa, inscenavo una specie di telegiornale, seduto dietro il mio banchetto, raccontando cretinate e divertendomi con i compagni di classe.

Alcuni anni dopo, alle scuole medie, invece, iniziai a scrivere poesie. Per lo più poesie d’amore. Ero cresciuto e avevo voglia di sognare. In quegli anni, inoltre, iniziai a leggere i primi libri gialli e i primi racconti del mistero.

Tra tutti, ricordo “Il castello di Otranto”, “Dieci piccoli indiani” e “I delitti della Rue Morgue”. Dio, quanto mi affascinava il mistero! Non potevo farne a meno.

A cavallo tra la fine delle scuole medie e l’inizio delle superiori, così, diedi vita a miei primi racconti. E anche ai primi capitoli di alcuni romanzi (mai terminati).

Genere giallo, ovviamente, come quelli di Edgar Alla Poe e Agatha Christie: i miei miti di sempre.

Nel mio percorso di studi che mi avrebbe portato al diploma in lingue, scrissi anche poesie in inglese. Poesie che, poi, col passare degli anni, si sarebbero trasformate in canzoni.

Dal 2000 al 2005, infatti, misi su un gruppo crossover: The Bad Sinners. Scrivevo io tutti i testi. Era più forte di me. La musica la componevamo insieme, ma i testi dovevo scriverli io. Sentivo il bisogno di esprimere i miei pensieri e metterli per iscritto.

Nel 2005, però, dopo 5 anni di gloriosa carriera, i Bad Sinners si sciolsero. E io mi ritrovai senza un motivo per scrivere, se non quello personale.

Sì, perché qualcosa era cambiato. Dopo anni passati a scrivere poesie, racconti e primi capitoli di romanzi che nessuno avrebbe mai letto, avevo sperimentato la gioia di far ascoltare agli altri i miei pensieri. La gioia di raccogliere consensi e di discutere le critiche.

Era come una droga. E, ormai, ne ero dipendente.

Dovevo trovare una valvola di sfogo, ora che non scrivevo più testi per i Bad. Dovevo trovare qualcosa subito, in pochissimo tempo.

Così, tornai a scrivere narrativa. Ma stavolta ero pronto per il grande salto.

Iniziai a scrivere racconti gialli che utilizzai per partecipare a concorsi letterari. Iniziai a ricevere le prime soddisfazioni e questi racconti vennero pubblicati da alcune case editrici all’interno di importanti raccolte. Al fianco di nomi celebri come Leandro Castellani, Maria Luisa Spaziani, Paola Barbato, Andrea Pinketts e molti altri.

Mentre mi divertivo così, però, avevo un’idea fissa: scrivere un romanzo giallo tutto mio e pubblicarlo. E nel 2006, nel mese di maggio, per la precisione, mentre ero sdraiato su un prato di campagna, mi venne in mente un’idea che valeva la pena sviluppare.

Stava per cominciare la mia avventura. Ma non lo sapevo ancora.

Così, cominciai a scrivere il primo capitolo del mio primo romanzo. Con non poche difficoltà e dubbi. Ricordo che in quel periodo lessi almeno il doppio di quanto avevo letto sino ad allora. Da manuali di scrittura a romanzi che già conoscevo, per studiarne la struttura narrativa e lo stile. Frequentai, per un anno, anche il corso di un’importante scuola italiana di scrittura. Ma, soprattutto, scrissi, cancellai e riscrissi.

Stava nascendo un romanzo. Un romanzo che ancora non aveva un titolo, ma che ne avrebbe avuto uno da lì a breve. Sì, un titolo in latino che avrebbe risuonato nella mia testa e in quella di oltre 5mila lettori per un po’ di tempo: Casus belli.

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§ 3 risposte a Capitolo uno – La passione per la scrittura

  • s0fiast3lla scrive:

    Reblogged this on My scrapbook.

  • amleta scrive:

    Esigenza, scrivere per esigenza. Hai usato questa precisa parola ed è la prima volta che leggo che qualcuno è costretto da se stesso a scrivere per esigenza. Infatti io di solito quando dico che sono condannata a scrivere mi guardano un pò storto. Ma come, scrivere non è bello? Non è un piacere dar sfogo a ciò che si ha nella testa? Raccontare storie, o parlare di qualsiasi cosa si desideri? No e poi no! Hai detto bene tu, è una esigenza! Una cosa che preme e che non ti dà pace. Come se avessi un cane alle costole che ti ringhia dentro e di smuove le mani e devi per forza dargli i l cibo che chiede per sedarlo. Mi fa piacere trovare un’altra persona che ha questa sensazione interiore nel suo vivere la vita da scrittore. Una piccola coincidenza è avere questo percorso “noir” in comune, e persino i testi in inglese per l band. Sei per caso il mio gemello ed io non ne sono ancora a conoscenza? :P

  • Ahahhaha, non credo, sono figlio unico. Ma mai dire mai :).
    Comunque è così. Un’esigenza, come mangiare e dormire. E, se non lo fai, stai male. Come se dentro avessi un vulcano in procinto di eruttare. E, se lo reprimi, esplodi.
    Comunque, piacere di conoscerti, “gemella” :)!

    RT

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