Capitolo due – La stesura del primo romanzo

04/02/2013 § Lascia un commento

La passione per la scrittura non si è mai affievolita, in me. E non ci sono stati momenti duri che tenessero. Mi sono ridotto a lavorare o studiare di notte, pur di scrivere. Ma sono sempre andato avanti per la mia strada.

Nonostante i primi periodi post-scolastici abbia fatto qualsiasi tipo di lavoro, dal programmatore informatico al sistemista, dall’insegnante di informatica al piano bar, dal contadino all’interprete, non ho mai detto “non ho tempo per scrivere, oggi”.

Nonostante venga da una famiglia che ricca non lo è mai stata, non ho mai disdegnato di reinvestire i pochi soldi che guadagnavo in corsi di formazione e in libri. Rinunciando, spesso, anche alle uscite con gli amici e alle vacanze.

La scrittura, più che una passione potrei definirla un’esigenza. Ecco, scrivere è, per me, un’esigenza. Anche perché, se così non fosse, non avrei mai scritto Casus belli, il mio primo romanzo.

Sì, perché è stata davvero dura. L’ho scritto e cancellato un’infinità di volte. Un paio di volte l’ho scritto per intero e poi ho ricominciato da capo. E sto parlando di circa 300 pagine “buttate al vento” per ciascuno dei due tentativi. Gli altri “scarti” erano pochi capitoli, nulla a confronto. Anche se, sommandoli, erano una montagna di pagine, comunque.

Continuavo a non piacermi. Continuava a non piacermi il mio stile di scrittura. Era poco originale, sembrava copiato. E non mi piaceva la trama: troppo banale.

Così, tra corsi di scrittura, studi personali e tentativi vari, pian piano, nel giro di un anno, riuscii a trovare ciò che volevo. Riuscii a inserire la mia personalità, frenetica, introspettiva e anticonformista, nel mio stile di scrittura. Riuscii a mescolare narrativa, poesia e fumetto in un unico prodotto. Bisognava raffinare il tutto, ovviamente, ma era già un gran passo.

Tutto nacque dall’idea di scrivere una storia che si posizionasse su quella linea di confine che separa la realtà dalla fantasia. Ma dovevo trovare un innesco per far esplodere la storia. E lo trovai in un giorno di maggio, mentre me ne stavo sdraiato su un prato di campagna a prendere il sole. Era il 2006.

Sopra di me vidi passare un aereo che rilasciava una scia strana e persistente. Sapevo di cosa si trattasse, perché avevo letto tonnellate di articoli su quel fenomeno: erano le chemtrails, scie chimiche, in italiano.

Un argomento oscuro, discusso e misterioso. Ottimo per far partire la mia storia. Ma il messaggio che volevo mandare era più profondo. Così decisi che quello sarebbe stato un ottimo pretesto per un romanzo che avrebbe puntato il faro verso il tema dell’ecologismo. Un tema a me molto caro.

E così feci. Dopo vari tentativi, mentre lavoravo, scrivevo racconti per concorsi letterari e risolvevo alcuni problemini personali, riuscii a concludere la prima versione del mio primo romanzo.

Lo misi nelle mani di una mia amica, professoressa di lettere, per una revisione e presi un bel respiro. Stavo per gettarmi in mare. Mi avrebbe atteso un lungo periodo di apnea. Sì, perché ora arrivava il difficile. Il destino del mio romanzo non dipendeva più da me, ormai, e la cosa mi faceva paura.

Ora arrivava la parte dura: la pubblicazione.

Roberto Tartaglia @rotartaglia

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