Consigli d’Autore

06/02/2013 § 3 commenti

Scrivere la propria opera non è semplice. Ogni autore deve fare i conti con le proprie incertezze, i propri dubbi e le proprie paure.  Vi è mai capitato di avere tante idee per la vostra storia ma nonostante l’immaginazione e la fantasia, concretizzarle sulla carta è stata un’impresa ardua?

In questo articolo, grazie alle risposte di alcuni scrittori americani, riporteremo alcuni consigli che magari avete già sentito ma che potrebbero risultarvi utili, soprattutto per chi ha intrapreso, o sta pensando di intraprendere, la strada del Selfpublishing.

E’ stato chiesto a Barbara Bradford se è importante concentrarsi  più sui personaggi o sulla trama, quanto è importante il capitolo di apertura e come si devono gestire la narrazione e i dialoghi.  Per la scrittrice  tutto inizia con un personaggio indimenticabile. Quando si scrive un libro, bisogna cercare di raccontare una storia avvincente su ogni singolo personaggio, un personaggio con cui lettori possano identificarsi . Inoltre Raymond E. Feist, scrittore fantasy,   suggerisce che per creare un personaggio “simpatico” bisogna trovare un tratto umano con cui il lettore possa  identificarsi, anche gli anti-eroi devono avere certe qualità comuni con chi legge, altrimenti il ​​personaggio viene privato di attenzioni e messo da parte.

Per quanto riguarda il capitolo di apertura , quest’ultimo, è fondamentale soprattutto per un autore che non ha ancora una reputazione. Per colpire un lettore è necessario utilizzare  una grande scena per il personaggio in modo da incuriosirlo e spingerlo  ad acquistare l’opera per proseguire il racconto.

Infine parlando di narrazione e dialoghi, in generale,  per la scrittrice un capitolo dovrebbe essere un equilibrio misurato di narrazione e di dialogo.  Se nella scena  il dialogo è troppo pesante, è necessario fare in modo che il lettore sia ancora in grado di seguire le azioni dei personaggi durante il racconto. Se al contrario si prosegue troppo con la descrizione della scena d’impostazione, i lettori potrebbero passare direttamente al capitolo successivo per riprendere il dialogo e l’azione. Quindi bisogna stare attenti e sempre cercare di fornire misure uguali sia di narrativa che di dialogo.

Derek Landy, autore di libri per bambini, spiega che ogni autore deve scrivere “ciò che sa”, utilizzando l’onestà mentre scrive la propria storia, mettendo a nudo la sua anima e scrivendo ciò che sente. Ogni autore ha la capacità di far cambiare l’umore ai lettori. Quante volte vi è capitato di rattristarvi o gioire per un’opera scritta bene? Infatti quando si scrive” ciò che si sa”,  condividete un pezzo di voi stessi con il lettore. Si possono scrivere storie di zombie,  di cannibali, di vampiri o di alieni, tutti personaggi che sicuramente non avete mai incontrato in vita vostra, ma se vi impegnate a scrivere  su di essi dovrete investire un pezzo di  voi stessi per scrivere una storia che sicuramente il lettore potrà apprezzare.

Inoltre Landy afferma che il divertimento è contagioso. Egli crede fermamente che se l’autore scrive un’ opera creativa per il lettore, egli  troverà la storia divertente. Bisogna scrivere ciò che si vuole. Non importa con quale stile lo scriverete, se lo trovate divertente, allora probabilmente ci sarà un gruppo di persone là fuori che avranno la vostra stessa opinione. Quindi non soffermatevi troppo a lungo sul vostro lavoro, I problemi persistono solo quando il vostro libro è scritto senza passione. Senza amore la vostra opera potrebbe diventare piatta e poco emozionante. Abbracciate la vostra storia, qualunque essa sia. La scrittura è il lavoro più bello del mondo e il minimo che possiate fare è permettervi di consumarla quando volete.

Sono utili i consigli della Bradford? Cosa ne pensate della filosofia di Derek Landy? Qual è la vostra filosofia quando dovete scrivere una storia?

Isabel Rosanova
@IsabelRosanova
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§ 3 risposte a Consigli d’Autore

  • s0fiast3lla scrive:

    Reblogged this on My scrapbook.

  • amleta scrive:

    “Quante volte vi è capitato di rattristarvi o gioire per un’opera scritta bene?”
    Non sono d’accordo su questo punto. Cioè, un’opera non dev’essere scritta bene per suscitare emozioni nel lettore. Anche un’opera scritta male può dare emozioni. Non è il modo in cui si scrive che smuove qualcosa nel lettore ma ciò che il lettore legge e sente suo. Tante volte mi è capitato di lanciare un libro contro il muro con rabbia perchè ho letto delle frasi che sembravano parlare di me e la cosa mi faceva rabbia,…oppure avrei voluto lasciare un libro da qualche parte per far conoscere quelle cose anche ad altri. Ma il motivo non era il modo in cui era scritto quel preciso libro piuttosto ciò che suscitava in me. Infatti si può essere ottimi scrittori e avere uno stile impeccabile ma non comunicare nulla agli altri. Io di solito apprezzo di più il contenuto che la forma, ma non solo in campo letterario :)

    • bookolico scrive:

      Ci trovi d’accordo. Noi diremmo, che il tutto deve nascere da un giusto equilibrio, che è fondamentale. Molto dipende anche dai lettori. Per essere bravi self-publisher bisogna conoscere il proprio pubblico e sapere come raggiungerlo. Se siamo autori che puntano sullo stile cercheremo un pubblico diverso di chi scrive in maniera più emozionale.

      Non è detto però che uno scrittore non possa puntare su entrambi gli aspetti, da qui nasce il giusto equilibrio. Non è detto neanche che un lettore non possa appassionarsi ad entrambi i genere di scrittura…

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