Capitolo tre – Dall’editoria tradizionale al self publishing

11/02/2013 § 2 commenti

Una volta completato “Casus belli”, ciò che mi restava da fare era uscire allo scoperto. Inviare il mio manoscritto alle case editrici e ai concorsi letterari per opere inedite.

Così, dopo aver tutelato i miei diritti d’autore, iniziai il duro lavoro di spedizione (sia in versione cartacea che in PDF). Lo inviai a un centinaio di indirizzi tra concorsi e case editrici. Sapevo che bisognava attendere.

Ovunque leggessi, c’era scritto che bisognava aspettare almeno 6 mesi per una risposta. Passato quel periodo, solitamente, si poteva anche abbandonare ogni speranza di contatto.

Era l’inizio del 2008.

Avevo ancora il cuore pieno di fiducia. Ogni giorno controllavo le mie email e la cassetta delle poste per verificare il recapito di una qualche risposta. Intanto i giorni passavano. Passava l’inverno e, nel frattempo, la primavera, quella che due anni prima mi aveva regalato l’idea di partenza per “Casus belli”, tornava a farsi viva. E, con essa, la speranza.

Passò anche la primavera, ma non ricevetti alcuna risposta. Né dai concorsi, né dalle case editrici (grandi, medie o piccole che fossero).

I primi mesi del 2008 portarono con sé diversi problemi personali e di salute. L’unica speranza che mi restava era quella di essere pubblicato e realizzare il mio sogno. Ma non fu così.

La sola risposta che ottenni fu quella di una casa editrice, per così dire, “particolare”. Non la conoscevo, avevo spedito loro il manoscritto tanto per fare numero, ma rischiai grosso. Non faccio il nome per ovvie questioni, ma si trattava di una delle cosiddette “case editrici a pagamento”. In sostanza, nel contratto si diceva che il libro era piaciuto e che mi avrebbero fornito pubblicazione e pubblicità alla “modica” cifra di circa 3mila euro!

“Pagare per pubblicare?” mi dissi. “Mai!”. Trovavo la cosa immorale e solo per questo non caddi nella loro trappola perché, ti assicuro, l‘offerta era ammaliante. Controllando sul Web, però, mi resi conto di chi fossero questi sedicenti editori. Persone senza scrupoli che, pur di racimolare soldi, riempiono i loro contratti di luccicanti specchietti per le allodole, di intriganti promesse che non vengono mai rispettate (le testimonianze in merito sono innumerevoli, dai uno sguardo qui per vedere la lista delle case editrici a pagamento conosciute).

Ero molto depresso. La vita mi stava crollando addosso e non avevo più appigli per difendermi dagli attacchi del destino. Nemmeno il sogno di essere pubblicato. Avrei potuto arrendermi e rassegnarmi a una vita senza sogni, ma sono troppo testardo e battagliero per farlo. Così, l’unica cosa che mi restava da fare era guardare oltre.

Mi presi qualche giorno per riflettere e poi mi misi alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarmi. Andai su Google e scrissi parole come “pubblicarsi da solo”, “pubblicarsi senza editore” e così via. Era il 2008, il self publishing e gli ebook erano ancora un fenomeno prettamente d’oltre oceano.

Infatti, girovagando in Rete entrai in contatto con una realtà nuova, con un sito canadese tradotto anche in lingua italiana: lulu.com. In quel preciso momento scoprii il self publishing. Intanto, il 2008 stava per lasciarci, tra panettoni, pandori e fuochi d’artificio.

Roberto Tartaglia @rotartaglia

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§ 2 risposte a Capitolo tre – Dall’editoria tradizionale al self publishing

  • ledina scrive:

    Lo so che non vuoi fare noma.. ma credo che potrebbe essere utile a altre persone che non volgio cadere in queste trappole. Poi ci sono persone che nonhanno problemi a pagare per farsi pubblicare, io nonso no una di quelle persone, non so se ti farà vedere la mia mail con questo messaggio, ma mi faresti davvero un grande favore a farmi il nome della casa editrice di cui parli, come un favore tra amici, così evito direttamente di mandarli il mio lavoro. Grazie in anticipo ^__^

  • Ciao Ledina,
    ok, faccio nomi pubblicamente: Il Filo – Albatros! ;)
    Si trova anche nella lista al link riportato nel post.
    Attenzione!

    RT

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