Librerie indie: l’altra faccia del self publishing.

28/08/2013 § 5 commenti

In qualunque luogo voi abitiate, sarete quasi sicuramente circondati da un alto numero di librerie; il libro è infatti uno dei prodotti che meno risente la crisi, o quasi! Tuttavia ad una più attenta osservazione, ci si può rendere conto che, soprattutto nelle grandi città, si ha un’egemonia delle librerie di catena su quelle indipendenti.

È spesso molto più semplice imbattersi nelle grandi catene e, anche grazie agli store online, spesso queste librerie sono preferite ai più. Tuttavia solo nella piccola libreria indipendente si può trovare l’atmosfera intima e privata tipica della lettura (che spesso le catene cercano di riprodurre, destinando posti dove poter leggere in tranquillità) o ci si può trovare a conversare con l’appassionato proprietario, impregnato di passione per i libri e la scrittura.

Tralasciando la diversa atmosfera riscontrabile nei due differenti tipi di librerie, la maggiore disparità si può riscontrare a livello di libri in vendita; in gran parte dei casi il “libraio indieseleziona personalmente le copie da vendere, arrivando ad una conoscenza molto approfondita dei singoli autori. Proprio grazie a questa sua continua ricerca di materiale, il negoziante può spesso imbattersi in autori emergenti e sconosciuti, benché talentuosi.

Possiamo quindi paragonare la figura del “libraio indipendente” a quella di un talent scout, che nota e seleziona libri da vendere, non solo in base ai profitti che può ricavare, ma dando spesso anche la possibilità a nomi sconosciuti, a veri e propri autori indie. È proprio qui che un autore self publisher di talento può trovare il suo spazio: nelle librerie di nicchia si può spesso trovare un’opera di un grande nome accanto ad un’opera di uno sconosciuto, ma magari ritenuta altrettanto brillante e di qualità.

Non si vuole qui demonizzare le librerie di catena, esaltando invece quelle indipendenti. È tuttavia chiaro che la sempre maggior chiusura dei punti vendita indie, non possa che danneggiare l’intera società; tanto per l’autore indie, quanto per il lettore, in questo modo viene ridotta la possibilità di farsi conoscere da un lato e di poter scegliere in modo più ampio dall’altro. Non si deve inoltre sottovalutare un altro aspetto tipico delle librerie, ovvero il dare l’opportunità di presentare la propria opera; nel caso delle grandi catene i nomi noti sono gli unici a trovare spazio, mentre nei negozi indipendenti viene spesso data l’opportunità ad autori emergenti, magari autopubblicati, che potrebbero altrimenti trovare spazio soltanto online.

Si può quindi affermare che le piccole librerie indipendenti vadano considerate come piccoli tesori da conservare e tutelare. Se quando uscite di casa vi capita di incontrare una piccola libreria, non esitate ad entrare, molto probabilmente potrete imbattervi in qualche piccolo gioiellino, di qualche autore sconosciuto ai più, ma che potrebbe diventare il vostro nuovo autore preferito!

Qual è la vostra esperienza con le librerie indipendenti? Grazie ad esse avete mai scoperto un nuovo autore?  Avete una  vostra “libreria del cuore”?

Martina Suppo
@MartinaSuppo

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§ 5 risposte a Librerie indie: l’altra faccia del self publishing.

  • wwayne scrive:

    Accolgo con la tua stessa tristezza la sparizione delle librerie indipendenti a favore delle catene. Questo perché fondamentalmente sono un conservatore a oltranza, fosse per me non cambierebbe mai nulla. Per dirti di quanto sono radicale in questa mia posizione, ti dirò che per me già spostare un libro da uno scaffale a un altro é un cambiamento che mi indispone: sono anni che sta lì, io so che quando lo cerco lo troverò in quello scaffale, se lo cambio di posto é il caos.
    Ecco, io il cambiamento lo vedo così, come un caos, un ciclone che spezza gli equilibri da me faticosamente costruiti.
    Per quanto riguarda la mia esperienza personale con le librerie indie, mi ritengo molto fortunato: ne ho una a un tiro di schioppo da casa mia, sono in ottimi rapporti con il proprietario e gli acquisti che ho fatto nel suo esercizio commerciale hanno contribuito in modo decisivo a formare la mia “libreria del cuore.”
    Non mi é mai capitato invece di scoprire un autore grazie ad una sua raccomandazione: di norma mi limito a scorrere con lo sguardo i suoi scaffali, e a trovare da solo ciò che fa al caso mio. Ecco, potremmo dire che lui mi ha fatto scoprire tanti autori, ma sempre indirettamente: lui li ha messi in vendita, e io grazie a questa sua azione li ho scoperti. Senza dubbio il libro più bello che mi abbia mai fatto scoprire é “Hollywood Crows” di Joseph Wambaugh.
    Di norma a farmi scoprire i libri non sono delle persone fisiche, ma il passaparola via Internet: non hai idea di quanti libri meravigliosi io abbia scoperto grazie ad altri bloggers. Io stesso cerco di contribuire a questo passaparola: in questo commento ho menzionato Wambaugh, ad esempio, e ogni tanto scrivo sul mio blog dei post a tematica letteraria. Sono gocce nell’ oceano, ma é proprio da piccole cose come questa che parte il passaparola.

  • Martina Suppo scrive:

    Ti ringrazio per aver condiviso con me e con tutti il tuo pensiero e la tua personale esperienza con la tua “libreria del cuore”.
    In questo articolo intendevo raccontare il mio pensiero, che è molto vicino alla tua esperienza: nelle librerie indipendenti è molto semplice scoprire nuovi nomi anche e soprattutto in modo indiretto, grazie alla preziosa volontà del libraio stesso, che, nel caso delle grandi catene, agisce invece in modo preformattato.
    Ti ringrazio anche per il tuo consiglio letterario e sì, anche io credo molto nel passaparola e nei consigli tra lettori, che spesso si rivelano molto più preziosi delle recensioni di grandi nomi.

    • wwayne scrive:

      Sono d’ accordo, i consigli di lettura vanno cercati “dal basso”, su siti come ibs, e non “dall’ alto”, prestando ascolto a dei presunti intenditori. Grazie per la risposta! : )

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